Joe BalordoBenito Jacovitti

Joe Balordo, interview

Nov. 1992. I Grandi libri di comix. 270x380 mm. 72 pgs. Color.

"E' vero, sono un estremista... di centro"

An interview with Benito Jacovitti, by Simone Stenti [IN ENGLISH]

In tutta la mia carriera di cacciatore di interviste non mi ero mai imbattuto in una preda tanto feroce. Pensate che pur essendo unanimamente considerato il padre putativo di tutti i cartoonist odiemi, non ha mai tentato, neppure per un secondo, di soffocarli nella culla. Li ha lasciati crescere senza rimorsi e perciò, se il mondo oggi è quello che è, un po' è anche per colpa sua. Non mi stupisco quindi quando vengo a sapere che ha quattro nomi che, se i miei tredici anni di elementari non mi tradiscono, partono da Mosca e - passando da Roma e Madrid - arrivano a Lisbona percorrendo tutti i più spietati dittatori della recente storia europea: Benito, Franco, Giuseppe, Antonio.

Perciò, dopo aver pagato la rata dell'assicurazione sulla vita, mi lravesto da dobermann, incidendo sulla targhetta il nome, il quinto mancante: Adolf.

"Che nome cretino", mi dice leggendo la targhetta e porgendomi uno strano osso volante, "mi piacerebbe parlare con i tuoi padroni. Sai, io i dittatori non li ho mai sopportati. In tempo di guerra ho inventato Heil Flitt (sì, proprio come il ddt), salutava metà con il saluto romano e metà con il pugno chiuso: per sua sfortuna aveva scelto le metà sbagliate e così gli venivano fuori un bel paio di coma".

Non avendo da invidiare, in quanto a coma, niente a nessuno, prendo coraggio e abbozzo una domanda.

Signor Jacovitti, nella presentazione, Ferruccio Alessandri confessa che una sua tavola lo rituffa nelfadolescenza: facendo due conti potrebbe essere una delle tavole di Mosé.

"Di sicuro era di prima della guerra. Quello che non so è quale guerra fosse. Comunque qualsiasi potesse essere Alessandri c'era già prima, di sicuro".

Lei all'anagrafe ha 69 anni, ma dice che in realtà, al massimo, si è fermato a 16: a quanto ammonta la sua paghetta settimanale?

"Sono nato da una famiglia poverissima e il mio povero papà ferroviere mi dava una lira: cinquanta centesimi per il cinema e cinquanta per i lupini.

Qualche editore cerca ancora di pagarmi così, ovviamente dopo aver adeguatamente indicizzato il caro-prezzi nel mercato dei lupini".

Al confronto delle sue tavole, la Cappella Sistina è deserta come un cinema d'essai a Ferragosto.

I suoi disegni sono zeppì di salami con le gambe, uova parlanti, polli arrosto volanti: ciò avviene perché quando disegna ha lo stomaco vuoto o perché, più semplicemente, ce l'ha pieno di grappa?

"Nonostante io abbia l6 anni, devo stare attento alla dieta. Per esempio, il dottore mi ha detto che il salame non lo posso neanche vedere. Perciò, per fargli dispetto, non solo lo vedo, ma appena posso, lo disegno. A tavola mi devo accontentare di pesce: branzini, trote, sogliole. parti basse delle sirene".

Io pensavo che non mangiasse il salame perché a casa sua hanno tutti le gambette e perciò, quando tenta di affettarli, quelli la commuovono ballandole il Canto del cigno.

"Per carità, io amo il tip tap. I miei salami ballano solo quello. Vuole vedere Ginger e Fred? Ce li ho in credenza".

Lei ha dato vita al poliziotto Cip, al giornalista Chicchirichì, al ragazzo Cucù: non avrebbe un paio di numeri di telefono di qualche ragazza Coccodé?

"Anche a 69 anni, che eroticamente parlando sono una bella età, non ho mai tradito mia moglie, se non con la matita".

Samantha Matita, la conosco!

"Ha più di sette anni, vero? Si dice che dopo i sette anni i dobermann diventino idioti. Volevo dire che nel '79 ho cominciato a fare disegni erotici, anche per Playmen. Mia moglie non rideva molto, ma capiva la mia missione: l'Italia si era improvvisamente trovata in Svezia. Qualcuno doveva pur spiegare quel che si doveva fare. Era pure didattica".

Poniamo un caso che si può verificare da un momento all'altro: Godzilla si risveglia con un appetito spaventoso. Vuole, per colazione, un personaggio dei fumetti: quale gli darebbe da pucciare nel caffelatte? Tenga presente che Godzilla digerisce anche i sassi, quindi possiamo anche abbondare.

"Non ci sono personaggi che mi sono così antipatici, a parte tutti quelli che compaiono su Comix, che però non mi paiono tanto buoni con il caffelatte. Forse Godzilla apprezzerebbe di più qualche personaggio di Allan, che è un line umorista. ma il cui disegno proprio non mi convince. Comunque. saluto e abbraccio forte l'amicoAltan. che così magari non mi querela. Già che ci sono, saluto e abbraccio anche Crepax e Pratt, perché mi sa che Godzilla è una buona forchetta".

E con questa siamo in galera tutti e due. Prima che arrivino icarabinieri, segnalerebbe qualche disegnatore che le piace. che così magari ci porta qualche arancia?

"Grandissimo era il povero Gianni De Luca, scomparso proprio di recente. Poi i vari lsidori, Nistri e in genere quelli dei mitici Vittorioso e Marc'Aurelia alcuni dei quali passati anche al cinema come Scarpelli, che con Maiorana disegnava il personaggio più anticlericale della storia della Chiesa, il don Basilio".

Vabbé, mi sa che per la vitamina C dovrò affidarmi al Cebion. Lei è celebre, io cerebroleso: non si potrebbe fare una società?

"Guardi che sono matto anch'io, lo ha detto anche Eco, e, prima di lui, Metz. A volte quando guardo un mio disegno mi spavento, poi penso alla morte e mi tranquillizzo. Se dopo non c'è niente, di sicuro non posso soffrime; se c'è qualcosa, a trapassare non ci perdo nulla. Una sola cosa temo: se è come dice qualcuno che il Paradiso è il regno della luce, o mi attrezzo a morire con gli occhiali da sole o rischio una brutta congiumivile. Mi sa che è megliol'infemo: li è pieno di donne nude".

Allora, Jac, in tutti questi anni dove si era cacciato?

"E dove vuole che mi sia cacciato? Sono sparito solo perché erano spariti i giornali umoristici. Lo stesso Giornalino, per cui ho collaborato tanti anni, è un periodo che preferisce pubblicare materiale francese o americano. Probabilmente perché costa meno. Gli altri, poi, sembrano non interessarsi più al fumetto umoristico e, quando lo fanno, credono che sia gratis. Ricevo molte offene, ma a cifre tanto basse che sono costretto a rifiutare. Mia moglie si arrabbia. ma non posso svendermi".

A costo di non pubblicare?

"Piuttosto faccio altro. Per esempio. ultimamente mi sono dedicato, con l'aiuto di Vezio Melegari e dei suoi disegnatori, alla creazione di libri e calendari che le banche usano come promozione. Oppure al merchandising: magliette. gadgets, peluches".

Eppure mi è giunta aIl'orecchio la notizia di una importante iniziativa su un quotidiano nazionale...

"E' ancora a livello di progetto e non so se andrà in porto davvero. Lo spero, ma per scaramanzia non dico nulla. Sarebbe l'occasione di far conoscere ai ragazzi di oggi quelle tavole che hanno divertito i ragazzi di ieri. Vedremo".

Ma dopo più di cinquanfanni non si prova una sorta di rigetto per la matita?

"Ormai sono 53 gli anni di carriera ufficiale. Ma amo il disegno ancora svisceratamente. Magari non lavoro più 10-12 ore al giomo, ma solo 5 o 6. Però la fatica è la stessa perché l'inchioslro non è più quello di una volta: è troppo denso".

Quale inchiostro usa?

"Di solito il Pro-black, ma è quasi introvabile. Ne ho trovate dieci bottigliette in un negozietto qui di Roma e le ho comprate tutte. Quando le finirò saranno guai. Non uso mai il rapido, perché peri miei tratteggi è d`obbligo il pennino".

Ha detto che sono 53 gli anni di carriera ufficiale, e quelli non ufficiali?

"Ho iniziato a disegnare a sei anni. A Termoli, dove sono nato, le strade erano di terra battuta, ma nel mezzo c'erano dei lastroni di pietra per i carri. Io mi divertivo a disegnarci sopra con il carbone. I miei primi lettori sono stati i miei amichetti. A 8 anni ho debuttato con il disegno erotico. Nella mia classe c'era un pluriripetente che mi diceva in quale posizione mettere i miei pupazzetti. Io escguivo, ma ci capivo poco. Ne riempii un quademo, poi quel disgraziato lo portò dai suoi coetanei delle classi superiori e capitò in mano al maestro. Fummo espulsi sia io che lui".

La sua carriera non iniziò a Termoli, però.

"Mio padre lavorava nelle Ferrovie. perciò si cambiava spesso città. Quando a Temioli scoppiò l'epidemia di tifo decidemmo di andarcene e fu a Macerata che mi avvicinai alla pittura frequentando una scuola d'arte. Perla verità, era più un laboratorio per artigiani che non una scuola d`ane vera e propria: tanto per dare un'idea, i colori ce li facevamo da noi con il mortaio. Poi a mio padre il maestro consigliò di portarmi a firenze per sviluppare il mio talento. Nel '39 arrivammo in Toscana e le mie panoramiche vennero nolate dal Brivido, un giomale in vemacolo".

Fu lì che debuttò?

"Mi pagarono lu prima tavola 60 lire. Allorac'erano le 5 lire d`argento. arrivai a casa e dissi ai miei: "Mi hanno pagato un disegnol" e gettai una moneta sul tavolo. Loro sgranarono tanto d'occhi e io. dunk!, un'altra moneta. E poi un'alLra e un'altra, fino a dodici. Rimasero a bocca aperta. Quella sera andammo tutti al ristorante".

Poi vennero gli anni gloriosi del Vittorioso.

"Frequentando la parrocchia venni a conoscenza che era nato il Vittorioso. Così venni a Roma e proposi una storia a 12 tavole: "Giorgio e Rosetta, barbieri della prateria", due indiani che scolennavano a pagamento i cow-boys. Piacquero così tanto che mi chiesero un personaggio. Nacquero così Pippo, Pertica e Palla. ispirati ai miei amici d'infanzia. Anzi, per Pertica mi ispirai proprio a me stesso. Poi vennero Cip, Zagar e Tex Revolver, l'antesignano di Cocco Bill. Solo più tardi, per il Giorno dei Ragazzi, inventai Jhonny Galassia e Tom ficcanaso".

A chi si ispirava?

"Ai grandi disegnatori americani degli anni '30. Soprattutto Segar, il creatore di Popeye. Tra l'altro, a lui devo l'idea di fimiarmi con un simbolo: lui metteva un sigaro (Segar, si pronuncia Sigar, ndr), io invece la lisca di pesce, perché da giovane ero così magro che ero soprannominato così. Poi devo molto a un grande e poco conosciuto disegnatore italosvizzero che disegnava sul Marc'Aumlio, Walter "Walti" Faccini".

Adesso invece il modello è lei. Un'altissima percentuale degli autori che ho intervistato per Comix hanno citato il suo nome tra i loro preferiti.

"Sono molto orgoglioso. Pensi che lo stesso Carl Barks, l'inventore di Paperon de' Paperoni, disse che, per lui, Jacovitti era il miglior disegnatore europeo".

Eppure per un lungo periodo ha dovuto subire una sorta di ostracismo. Con Linus, per esempio, ha avuto rapporti molto tribolati.

"Oreste del Buono, quando era direttore di Linus, decise di pubblicarmi, ma dopo un paio di numero mi chiamò per dirmi che il pubblico protestava: non voleva i fascisti. Sua figlia in Università era stata addirittura schiaffeggiata. ln redazione, però, arrivarono non più di 20-30 lettere su una stima di circa 400.000 lettori. Questo perché disegnando Linus con una bandiera sovietica al posto della coperta, dichiaravo che la testata era comunista. Dopo qualche anno, la nuova direttrice. Fulvia Serra, mi richiamò, ma arrivarono subito altre telefonate e lettere. l lettori non volevano i fascisti, ma intanto a Roma, proprioi fascisti, mi minacciavano di morte perché pubblicavo su Linus".

A sinistra mazzate, a destra legnate, ma allora da che parte sta?

"Io sono un estremista di centro. Odio tutte le ditlature, di qualsiasi colore. Pensi che. quando posso, leggo Anarchia, che si trova solo nei centri sociali. Io amo la vera anarchia, quella delle origini, quella che amava il popolo. D'altronde sono di natali umilissimi, di sudore e pidocchi. In I° elementare venne un gerarca e la maestra mi chiamò alla lavagna perché sapevo disegnare. Mi chiese di disegnare un bambino e io lo feci completamente pelato. ll gerarca mi disse:"Bravo, ma non gli manca qualcosa in testa? Secondo te. cosa gli manca?" Io risposi: i pidocchi".

La satira oggi va molto di moda. Come la vede Jacovitti?

"Per me la satira, quella vera, è quella inglese del dopoguerra, dove alla battuta si accompagnava il bel tratto. Quando è mal disegnata mi dà fastidio, qualsiasi cosa dica. E oggi di bravi disegnatori satirici ce ne sono in giro ben pochi. Proprio su Comix, Alessandri ha scritto che basta uno schizzo per dar valore a un buon testo. Mi spiace, ma l'unico che poteva permettersi solo uno schizzo era Giovanni Mosca. E anche i suoi faccio fatica a chiamarli solo schizzi. Il disegno conta, eccome Ma, dico, non stiamo diventando troppo seri?"

Allora tomiamo a lei. Come nascono le sue tavole?

"Le idee mi vengono mentre disegno. Prima trovo il titolo o, almeno, l'argomento. Poi squadro tutti i fogli (ruvidi, perché mi piace sentire il mmore del pennino) e disegno i riquadri delle vignette cercando una simmetria.

Quindi, a matita, accenno la prospettiva e, con il pennino più fine, abbozzo i personaggi, che successivamente ripasserò in definitivo con un pennino più grosso. Da più di 30 anni il colore non lo metto io, ci pensa il mio amico Alfonso Castellari: io gli indico i colori coni numeri e poi fa tutto lui. Per noi, il 25 ormai non è più un numero, ma il bianco. Il lettering, invece, lo curo io per essere spiritoso anche con i caratteri.

Comunque. le mie storie non so mai come andranno a finire Soprattutto se sono gialle". Non c'è bisogno di sapere che gran parte dei suoi guadagni li devolve in beneficienza per capire che una delle sue doti migliori è l'umanità. Come fa a digerire il mercato editoriale sempre più teso verso i budget e i fatturati, piuttosto che verso le idee e le capacità?

"Io abito in questa stanza di 30 metri quadrati dal '56, se poi, là fuori, qualcuno vuole approfittarsi di me, peggio per lui, vive male. Pensi che ho scoperto che alcuni disegni che ho regalato, dopo aver cancellato le dediche, sono stati rivenduti a più di due milioni. Ma quando arrivi a settant'anni e hai ancora voglia di fare il matto, di quelli che ti vogliono male te ne freghi.

E io. quando vado in bicicletta, chiudo gli occhi e conto fino a notte. Poi li riapro e vedo che ho fatto danni. Più matto di così.

Qualcuno ha ancora dubbi? L'Uomo Ragno l'ha ucciso Cocco Bill, che è più in sella che mai".

Sono costretto a interrompere l'intervista per l'indesiderato arrivo di un nerboruto esemplare di dobermann maschio, che comincia ad annusarmi in modo strano. Sono di fronte a una tragica altemativaz 0 mi sta per saltare al collo per ridurmi in una schifosa pappetta di sangue o mi sta scambiando per una femmina. Opto per il male minore e offro volontariamente la gola. In fondo, dopo aver frequentato così tanti cartoonist il peggio dovrei averlo già visto. Non è vero, Fuffi?

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Created: July 7, 2011. Modified: November 30, 2014.